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La transizione energetica, intervista al Professor Giuliano Dall’Ò

La transizione energetica sta diventando sempre più necessaria, ma quali sono ad oggi gli obiettivi raggiunti? In che “posizione” si colloca l’Italia in questo contesto?

Se vogliamo parlare di transizione energetica ci dobbiamo necessariamente riferire agli obiettivi dell’Unione europea che, attraverso il Green New Deal, punta alla completa decarbonizzazione al 2050. La stessa Direttiva Green di cui tanto si parla in queste settimane va vista come tappa intermedia, al 2030 e al 2033, per il raggiungimento di tali obiettivi. Il problema semmai è capire a che punto siamo e, sulla base di questo, comprendere quali dovranno essere gli sforzi che dovremo fare. La notizia buona è che non siamo all’anno zero e un po’ di strada l’abbiamo fatta.

La transizione energetica non nasce in modo strutturato oggi ma oramai più di vent’anni fa, più precisamente nel 2002, quando l’Ue emanò la prima Direttiva, la n. 91, sull’efficienza energetica degli edifici (quella della quale si sta discutendo in questo periodo è la quarta). Nel 2002 si parlava di requisiti energetici minimi che necessariamente avrebbero dovuto avere gli edifici nuovi, ma anche quelli oggetto di ristrutturazioni profonde, e si introduceva per la prima volta la certificazione energetica obbligatoria.

Il problema della transizione energetica non si pone tanto per gli edifici nuovi che, se costruiti secondo le attuali regole, sono automaticamente NZEB (Nearly Zero Energy Building) ossia edifici a energia quasi zero, ma per quelli esistenti realizzati in epoche nelle quali le regole erano meno restrittive o addirittura non esistevano proprio. Secondo ISTAT l’attuale patrimonio immobiliare residenziale italiano è di circa 12 milioni di edifici (con poco più di 31,2 milioni di alloggi), il 65% di questi è stato realizzato prima che fossero emanate le prime leggi per il contenimento dei consumi energetici. La percentuale di edifici energivori sale ancora, fino a collocarsi intorno al 75% se si considera che nelle fasi iniziali di applicazione delle prime leggi non esistevano praticamente controlli da parte degli enti pubblici. In realtà, possiamo essere un pochino più ottimisti perché molti di questi edifici sono stati riqualificati anche sfruttando gli incentivi offerti dallo Stato.

Ad oggi gli investimenti complessivi ammontano all’incirca a 53 milioni di euro ed hanno contribuito ad aumentare la qualità energetica del nostro patrimonio edilizio esistente. La conferma ci viene dalle banche dati sulla certificazione energetica: dal Catasto energetico della Regione Lombardia, ad esempio, emerge che ad oggi il 15,8% delle certificazioni (APE) ha già una classe energetica da A1 ad A4. E non si tratta solo di edifici nuovi, dal momento che 49.951 certificazioni riguardano costruzioni anteriori al 2008, quindi edifici che sono stati riqualificati. Un impulso alla riqualificazione “pesante”, ossia quella che ha riguardato non solo gli impianti ma anche l’involucro (pareti esterne, serramenti e coperture), è stato dato dal Superbonus 110%. Le 359.440 asseverazioni presentate al 31 Dicembre 2022, che corrispondono ad altrettanti interventi di riqualificazione, sembrano tanti ma se rapportati al nostro patrimonio incidono all’incirca per il 2%. L’importanza di questa azione va riconosciuta nell’aver dimostrato quanto si possa tecnicamente fare, tuttavia non sembra questa la strada da percorrere. Lo Stato può e deve intervenire supportando economicamente la transizione energetica, peraltro questo è previsto dalla Direttiva Green, ma con strumenti differenti all’interno di una programmazione strutturale che possa accompagnare il settore per il tempo necessario a raggiungere la completa transizione energetica. L’obiettivo finale non è in discussione, dal momento che l’Italia non può e non deve più sopportare una dipendenza energetica che attualmente è ancora alta (75%, contro una media europea che si attesta al 50%).

In particolare nel settore civile ed edilizio, quali comportamenti individuali si sono adottati a tutela dell’ambiente? Si può far di più in merito?
Se l’obiettivo è quello di ottenere una transizione energetica concreta, i comportamenti individuali sono fondamentali. Perché possiamo avere un edificio super-efficiente o addirittura a energia zero, ma se la gestione da parte dell’utente non è attenta, gran parte degli sforzi vengono vanificati. Un esempio vale per tutti: in inverno per ogni grado in più rispetto ai 20° canonici, il consumo di energia aumenta del 7%. Passare da 20 a 24 °C, quindi, vuol dire consumare poco meno del 30% in più di energia. Di questo aspetto purtroppo se ne parla troppo poco, tuttavia lo spreco energetico, che si attesta nel nostro Paese intorno al 20-30%, è una vera piaga. Ed è per questo che non esiste transizione energetica completa senza il coinvolgimento e la responsabilizzazione degli utenti. E pensare che gli strumenti ci sono: le valvole termostatiche ad esempio consentono di controllare la temperatura all’interno di ogni singolo locale ed i ripartitori garantiscono anche agli utenti che vivono in case con l’impianto centralizzato di pagare in funzione del consumo. Eppure la portata di questi strumenti viene sottovalutata, essi spesso vengono visti come una imposizione legislativa inutile. Potrà sembrare un paradosso, ma i problemi degli sprechi si acutizzano di più nelle case ad alta efficienza energetica: la consapevolezza di vivere in un appartamento che consuma poca energia fa abbassare l’attenzione al risparmio ed è qui che si concentrano molto degli sprechi.

Il particolare momento storico, post-pandemico e con una guerra in corso, come sappiamo influisce direttamente sulla situazione energetica. Quali possibili scenari possiamo aspettarci nel contesto energetico nei prossimi anni?
Se ci riferiamo al contesto internazionale, che ovviamente ha grandi ripercussioni su quello nazionale, abbiamo la conferma che la transizione energetica è non solo necessaria ma urgente. L’incremento imprevisto del costo dell’energia, che, importiamo per il 75%, ci ha infatti resi più fragili. Energia più cara, in alcuni momenti addirittura con prezzi fuori controllo, non solo aumenta i costi energetici delle nostre case ma influisce pesantemente sui comparti produttivi e dei servizi. Un doppio danno, quindi, dal momento che gli incrementi necessari dei costi di produzione incidono sui costi finali e ci rendono drammaticamente più poveri. La questione della “povertà energetica” non riguarda solo i paesi in via di sviluppo ma anche noi europei e noi italiani. Anche in Italia stiamo oramai parlando di qualche milione di cittadini che, a causa dell’incremento del costo dell’energia, si sono trovati improvvisamente al di sotto della soglia di povertà. Quello che succederà nei prossimi anni è difficile da prevedere se continueremo a dipendere da altri Paesi che hanno sempre uno strumento per ricattarci politicamente ed economicamente, ma è prevedibile che l’energia sarà sempre più cara. Investire nella transizione energetica finalizzata a ridurre la dipendenza, fino ad annullarla, vuol dire investire sulla nostra sicurezza economica e sociale oltre che ambientale. Personalmente credo che ce la faremo perché gli italiani hanno una marcia in più e nei momenti di crisi fanno emergere il meglio. Importante, anzi fondamentale a mio parere, è la partita che ci giocheremo all’interno dell’Unione Europea. Da una parte fare un sano “cartello” comunitario per calmierare i prezzi combattendo le speculazioni, dall’altro proseguire per la strada della riduzione della dipendenza attraverso la rotta tracciata dal Green New Deal. Ma al di là di questa irrinunciabile opportunità, l’Italia, che in Europa è uno dei paesi più fragili se si parla di energia, si dovrà impegnare sempre di più con ciò che ha: efficienza energetica (esportiamo addirittura molte delle tecnologie più innovative), fonti energetiche rinnovabili (circa metà dell’energia elettrica prodotta la generiamo con le rinnovabili ma possiamo fare di più), ricerca e innovazione.

Il cambio di rotta e il portare avanti uno sviluppo sostenibile, soprattutto in campo energetico, diventa quindi sempre di più importante. La transizione è già iniziata presso la nostra Cooperativa, cosa ne pensa del nostro progetto?
Nella vostra Cooperativa la transizione energetica è molto più avanti rispetto alla situazione media nazionale e oserei dire europea. In queste ultime settimane, come detto, si è parlato molto della nuova Direttiva Green che dovrebbe essere approvata entro l’estate e molta preoccupazione ha destato un articolo nel quale si parla di far fare un salto di classe energetica obbligatorio dalla G alla E di tutti gli edifici esistenti al 2030 e di un ulteriore salto di classe dalla E alla D entro il 2033. Nell’ambito della collaborazione che stiamo portando avanti come Politecnico di Milano con voi, abbiamo analizzato le classi energetiche del patrimonio della vostra Cooperativa, per fotografare la situazione attuale. Dai dati forniti emerge che, una volta completati i lavori di riqualificazione energetica in corso, ovvero out entro il corrente anno, gli edifici avranno un salto di classe medio di 5/6 punti. Nessun edificio avrà una classe energetica inferiore alla classe D ed un numero consistente di edifici avrà una classe energetica compresa tra A1 e A4, quindi stiamo parlando di edifici NZEB. Il patrimonio immobiliare della vostra Cooperativa, avendo sapientemente impiegato gli incentivi del Superbonus 110%, si pone già da oggi ben oltre la dimensione temporale del 2033 che tanto preoccupa gli italiani.

Entrando nello specifico, del vostro studio che tipo di attività di si sta svolgendo presso il Quartiere di via Val di Ledro? Come si svolge il campionamento e quali dati stiamo raccogliendo?
Le valutazioni prestazionali energetiche degli edifici basate sulle classi energetiche sono sicuramente importanti in quanto offrono un parametro di riferimento univoco. Come anticipato prima, tuttavia, riteniamo altrettanto importanti i dati reali di consumo che attraverso il monitoraggio ci consentono di verificare quanta energia sia stata effettivamente risparmiata. È interessante inoltre valutare quale sia il comportamento dei cittadini che risiedono all’interno di edifici che sono stati riqualificati dal punto di vista energetico raggiungendo prestazioni di efficienza elevate.
In altri termini è importante a nostro parere verificare quale sia il comportamento del singolo utente e come egli si senta coinvolto nella fase di gestione dei propri impianti. Le attività di monitoraggio su edifici campione del quartiere di Val di Ledro ha proprio l’obiettivo di testare quali siano stati i risultati effettivi, in termini di risparmio energetico, realmente ottenuti e dallo stesso tempo di verificare il comportamento degli utenti che grazie all’installazione delle valvole termostatiche hanno la possibilità di regolare la temperatura all’interno dei locali. Questa attività di monitoraggio, è importante in quanto fornisce elementi oggettivi, misurati, per valutare i risparmi energetici realmente ottenuti. La campagna di monitoraggio è iniziata alla fine dello scorso anno, e si concluderà entro la metà del mese di Marzo 2023. I monitoraggi sono stati effettuati in edifici che già sono stati riqualificati e in edifici nei quali le attività di riqualificazione non si sono ancora avviate. Considerando che gli edifici hanno le stesse caratteristiche volumetriche, oltre che le stesse caratteristiche costruttive, abbiamo una interessante opportunità per analizzare in modo obiettivo il prima ed il dopo, quindi il miglioramento prestazionale concreto. I dati raccolti saranno elaborati e presentati in occasione di un convegno programmato in primavera al Politecnico di Milano.

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