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Una comunità più grande

L’inserimento lavorativo di Paolo, aiuto custode in via Scherillo

Tutto cominciò 15 anni fa, quando un gruppo di famiglie ebbe modo di frequentare la palestra di judo Bu-Sen di Bresso, nella quale l’insegnante Aldo Piatti proponeva un’attività innovativa, priva di distinzione, un’integrazione “intelligente” che metteva tutti sullo stesso piano. Attraverso questo insegnante, le famiglie i cui figli avevano deficit cognitivo conobbero il professor Nicola Cuomo, docente di Pedagogia Speciale all’Università di Bologna, e si identificarono nei suoi progetti educativi ispirati alla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Da questo incontro nacque la Fondazione Condivivere Onlus, che operava ed opera per sostenere un nuovo modo di concepire la vita adulta delle persone con disabilità cognitiva, andando oltre il modello assistenziale e basandosi sul diritto di ogni individuo ad avere uno spettro di opportunità ampio. Un sistema che permetta ogni necessario supporto per vivere da adulto superando limiti, e spesso i preconcetti, della propria condizione. La Fondazione ha poi creato al suo interno la Cooperativa sociale Sì, si può fare di cui fanno parte i due giovani operatori che ci hanno ben raccontato questa storia. Noemi, che si occupa di coordinare e accompagnare le persone con disabilità intellettiva in un percorso di autonomia abitativa, e Marco, responsabile degli inserimenti lavorativi di queste persone nelle aziende.

Sì, si può fare, gestita da educatori formati al metodo di Cuomo “Emozione di Conoscere e desiderio di esistere” sviluppa azioni in diversi contesti: casa, scuola, lavoro e tempo libero. In ognuno di essi, sperimenta un sistema di servizi diffuso, dove anche il quartiere funge da supporto, e gli abitanti vengono formati e informati per abbattere le barriere di ogni tipo.

Nella ricerca di un contesto lavorativo che valorizzasse l’autonomia Sì, si può fare ha incontrato la nostra Cooperativa.

Il primo approccio è stato con Davide Ostoni, sempre impegnato in questo genere di istanze sociali. La situazione che si è voluta portare all’attenzione della Cooperativa è stata quella di Paolo, che frequentava un centro diurno con tutte le opportunità del caso, ma anche con i limiti conseguenti. Si è così pensato a un inserimento lavorativo adeguato al suo carattere: il ruolo di aiuto-custode poteva valorizzare le sue capacità e farlo diventare l’attore principale di questa crescita non solo sua personale, ma della comunità in cui avrebbe operato, abbattendo preconcetti e luoghi comuni.

Paolo, che ha 47 anni e una smania di rendersi utile, è infatti un uomo aperto e socievole, sicuramente con delle potenzialità adatte al ruolo.
Abitare Società Cooperativa, sensibile alle tematiche della fragilità, ha accolto la proposta di affidare alla persona presentata un’attività di portierato. Oggi il tirocinio con il custode di via Scherillo, Sergio, iniziato da qualche mese, sta andando molto bene. Gli abitanti del Quartiere hanno accolto Paolo con grande maturità, e si sono messi a disposizione per fornirgli un riscontro che fosse utile al suo lavoro dal punto di vista pratico e di relazione.

Ora l’aiuto custode si occupa direttamente di molte mansioni e tiene un contatto continuo con Sergio per ogni evenienza. Gli operatori della cooperativa sociale continuano a seguirlo attentamente, in un dialogo costante con il custode e con gli abitanti. L’inserimento lavorativo di questa persona ha creato un tessuto umano particolarmente felice, dimostrando che un’integrazione gratificante è realizzabile. Gli ulteriori incontri tra Sì, si può fare e la nostra Cooperativa serviranno a confrontare l’andamento del lavoro e lo sviluppo di questo processo inclusivo.

Rinnovando il benvenuto a Paolo, che ormai tanti conoscono e salutano quotidianamente, siamo ben consapevoli che la Cooperativa stessa e i suoi soci è accresciuta, insomma, è diventata più grande.

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